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TEMPO DI RIFLESSIONI

Prestazioni scarne e risultati deludenti: Cagliari così non va

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Dopo la pesante debacle contro il Venezia - inaspettata per proporzioni e timing -  è arrivato il momento per il Cagliari di sedersi e riflettere sul proprio operato. La stagione era cominciata con dei buoni auspici, non ottimi perché il pareggio contro il Como già aveva acceso dei campanelli d’allarme, non tanto per il risultato ma per come la partita si era svolta (1-1 acciuffato allo scadere grazie ad un eurogol di Pereiro). Poi però le vittorie con Modena e Benevento avevano ridato slancio ed entusiasmo alle ambizioni rossoblù, il che faceva ben sperare per le gare programmate da lì a poco.

Invece, come se ci fosse svegliati bruscamente da un bel sogno, la doppia mazzata subita in casa ad opera di Bari e Venezia ha mandato in frantumi il castello rossoblù, riportando a galla tutte le lacune che questo gruppo possiede e che probabilmente non possono essere totalmente colmate - almeno nel breve - con il lavoro. Il campo infatti ha mostrato una squadra al contempo fragile e sterile, che ha difficoltà evidenti sia quando deve attaccare che quando deve difendersi: i gol delle punte sono quasi un miraggio, quelli subiti invece una tragica costante. Il collettivo appare quindi smarrito e questo non è certamente un segnale positivo.

Di conseguenza, i difetti citati poc’anzi rendono al momento la squadra qualcosa di indefinito: un’entità incapace di mantenere una situazione di vantaggio, nonché impassibile di fronte al manifestarsi dell’imprevisto. C’è davvero molto da migliorare e poco tempo per farlo, come confermato anche da Leonardo Pavoletti nel post Venezia: “Dobbiamo crescere in fretta, o faremo un campionato non del nostro livello”. A questo punto però occorre capire due cose: primo, quale fosse il livello a cui la società aspirasse a inizio stagione; secondo, se il reparto tecnico, inteso come squadra/staff, sia in grado di soddisfare quelle aspirazioni. Perché, tornando alla frase di Pavoletti, quando parole di questo genere provengono da un tifoso è un conto, se a pronunciarle è il capitano della squadra, allora è davvero il caso di cominciare seriamente a preoccuparsi. 

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