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Cagliari, ecco cosa ti ha lasciato la gara contro il Verona

Cosa va e cosa non va

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Un pareggio con l'Hellas Verona in casa frena il Cagliari che fino a qualche giorno prima viaggiava ai ritmi di tre vittorie di fila. Risultato che smorza un po' l'entusiasmo generale, ma senza fare troppi drammi. Ecco cosa ha lasciato la gara contro gli scaligeri, tra aspetti positivi e negativi.

Cosa non va:

Atteggiamento - I rossoblu sono andati a sprazzi, cercando di imporre il proprio gioco, ma è mancato il fattore trainante, ovvero la giusta mentalità. In alcuni frangenti gli isolani sono parsi troppo rinunciatari e "molli", concedendo praterie agli uomini di Juric che andavano a mille all'ora soprattutto nel secondo tempo. Un passo indietro, rispetto a quanto visto da Parma in poi.

Cinismo - Non è stato il solito Cagliari ammirato nelle ultime uscite stagionali, quello freddo e spietato con Parma, Genoa e Napoli. Contro gli scaligeri troppe occasioni sciupate, e per poco non si veniva puniti dall'altra parte della metà campo. Tra Simeone, Rog & Co. non c'è stata la cattiveria giusta sotto porta, un paradosso se si pensa al rapporto tra gol e tiri nello specchio in questo campionato per i sardi.

Reparto difensivo - Al netto dell'errore di Pisacane, che come episodio sfortunato ci può stare nella carriera di un calciatore, il reparto arretrato ha sofferto troppo le folate del Verona, ringraziando pure l'imprecisione avversaria un paio di volte. All'Olimpico non potranno contare su una grazia del genere, servirà più attenzione e lucidità. Da annotare anche un ritardo sui palloni alti, dove quasi sempre i veneti erano più veloci ad arrivarci. Caso strano, se si pensa alla bravura dei saltatori rossoblu.

Abitudine a vincere - Il Cagliari non può essere considerata alla pari di corazzate come Inter e Juve, non ha la mentalità vincente delle grandi squadre, ma ciò non toglie il fatto che può comunque aspirare a fare anche quattro successi di fila, invece che fermarsi a tre, perché l'Hellas non è il Liverpool e 12 punti in sei partite sarebbero stati un gran traguardo alle porte d'ottobre.

Cosa va:

Occasioni create - Se è vero che il Cagliari ha sbagliato tanto negli ultimi 16 metri, è altrettanto vero che le palle gol le ha create, e questa è una buona notizia se si pensa alla sterilità offensiva delle partite precedenti, in cui una grande dose di cinismo sopperiva alla poca costruzione lì davanti. Numerose verticalizazzioni e ricerca della profondità le armi principali per offendere, insieme ai classici cross di retaggio pavolettiano.

Il ritorno del Pata - Dopo Napoli si conferma, il gol arriva involontariamente, ma la gara di Lucas Castro è un binomio perfetto di qualità e quantità. Mancava uno come lui nella trequarti sarda, e il rientro del Ninja potrebbe essere uno stimolo in più per l'argentino.

La crescita di Oliva - Cigarini è ancora il titolare in cabina di regia, ma il piccolo uruguagio sta venendo su bene. Dopo la sorpresa del San Paolo, sta assorbendo i ritmi del campionato italiano lavando via i vizi sudamericani e dimostrando una certa personalità. Tornerà molto utile alla causa di Maran, soprattutto quando il Professore avrà bisogno di rifiatare.

L'identità - Merito di Maran, che sta riuscendo a dare, non senza qualche difficoltà, un vestito a questa squadra, ora che i nuovi arrivi si sono integrati e i vecchi si stanno confermando. Il tecnico trentino ha trovato l'antidoto per l'assenza di Pavoletti, e sta costruendo un Cagliari più dinamico e contropiedista, oltre che più imprevedibile, novità rispetto allo scorso anno.

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