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Le “figurine” di Cagliari Roma

Alla vigilia della sfida con i capitolini reparti a confronto

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Da bambino chi non ha passato innumerevoli ora nel cercare di scambiare le proprie figurine con quelle degli altri pari età al fine di completare il proprio album, gelosamente custodito 24 ore su 24?

Da adulto chi si cimenta per lavoro o per diletto nell’arduo compito di fare previsioni su formazioni o intrecci di mercato si ritrova di nuovo a dover a che fare simbolicamente con le figurine, utilizzate come metro di paragone.

È il caso della prossima partita che vedrà contrapposte Cagliari e Roma, dove il secondo attacco della Serie A incontra una difesa che dati alla mano non è comunque tra le peggiori. Infatti guidata dal duo Rossettini – Astori è riuscita nell’intento di tenere a galla la squadra nelle innumerevoli partite dove i rossoblù guidati da Lopez hanno palesato difficoltà enormi nell’inquadrare lo specchio della porta. I vari Destro, Gervinho, Florenzi, Bastos e l’intramontabile Totti metteranno a dura prova la retroguardia isolana, dove con tutta probabilità troveremo un Del Fabro in più e un Rossettini, squalificato in meno.

Senza ombra di dubbio domenica, sarà fondamentale la prestazione dei terzini Pisano e Avelar; soprattutto il brasiliano, salvo un innesto dell’ultimo momento di Murru, dovrà fare attenzione alla fase difensiva, un aspetto che ha da sempre suscitato notevoli perplessità rivelandosi il suo tallone d’Achille.

Se la difesa ed il centrocampo, nonostante un rendimento altalenante hanno meritato un voto complessivo sufficiente, non altrettanto si può dire del reparto avanzato rossoblù. Alla voce reti realizzate si stampa un misero 29, relegando il Cagliari al quartultimo posto per la produzione offensiva. In parecchi sostengono l’inadeguatezza degli attaccanti che scendono in campo, mentre diversi pensandola in modo opposto accusano gli altri reparti guidati da Lopez, di non fornire a sufficienza palloni giocabili.

Probabilmente la verità sta nel mezzo, nel senso che spesso e volentieri è mancato in questa stagione il passaggio risolutivo, in passato sovente fornito da Cossu. Andrea ormai è nella parabola discendente della propria carriera dimostrando di avere necessità di un sostituto all’altezza. La scarsità di assistenze non ha mai permesso ai vari interpreti che si sono avvicendati in attacco di trovare ritmo e fiducia necessari.

Lopez ha provato anche a mischiare la carte proponendo un tridente offensivo, con due ali larghe, in modo da sfruttare al meglio il talento del macedone Ibraimi. Ma al di là delle varie considerazioni e soluzioni tattiche, l’attacco rossoblù ha all’interno del suo arsenale molteplici soluzioni.

Attaccati rapidi e tecnici, bravi nello stretto e letali se lanciati in velocità, senza dimenticare veri e propri specialisti nel gioco aereo, dove primeggia Nenè. Il brasiliano è passato dall’essere un attaccante ai margini della rosa, con la valigia in mano, ad un miracolato capace di sfruttare al meglio due cross partiti dal piede dell’ottimo Pisano.

Richiamando il grande Arrigo Sacchi è necessario che la squadra esegua uno spartito comune, dove i vari reparti hanno una finalità d’intenti comune. Solo così una squadra che per anni ha fatto del collettivo, e non di uno specifico reparto il suo punto forte, potrà riacquisire un’identità che ha permesso di mantenere alla grande la Serie A in tutti questi anni.

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